Vitigni a bacca rossa principali

AGLIANICO

Vitigno di antichissima coltivazione nell'Italia Meridionale, è ormai tesi principale che l'Aglianico sia arrivato sulle coste campane nell’VIII secolo a.C. per poi diffondersi nelle regioni limitrofe con grande facilità a motivo delle tante virtù di questo vitigno. La prima volta che il nome Aglianico appare in stampa risale al 1520 in documenti che attestano la proprietà dei vigneti di questa varietà in capo al Conte di Conversano (comune in provincia di Bari). Il grappolo è medio-piccolo di forma cilindrica o conica, semplice o alato e mediamente compatto. Gli acini sono di medio-piccole dimensioni, di colore blu-nero uniforme.
La buccia spessa dell'Aglianico lo protegge dalle muffe e permette una vendemmia tardiva necessaria perché è una varietà a lenta maturazione (seconda metà di ottobre-novembre). In Puglia è coltivato prevalentemente ai confini con la Basilicata e rientra tra i vitigni cardine della Dop Castel del Monte. Dotato di ottime capacità di invecchiamento.

ALEATICO

Uno dei vitigni più antichi d'Italia, anch'esso di origine probabilmente greca diffusosi in tutta Italia, prevalentemente in Puglia e in Lazio. Alcuni studi sul suo DNA hanno dimostrato che l'Aleatico ha una relazione di parentela con il Moscatello nero. È una varietà che matura abbastanza precocemente e possiede una buona tolleranza alla siccità, sviluppa grappoli di medie dimensioni, allungati, con un'ala, leggermente spargoli o mediamente compatti.
L'acino, di media grandezza, è di colore blu con buccia abbastanza spessa e molto pruinosa. L'Aleatico si utilizza principalmente per la produzione di vini dolci che possiedono forti aromi e profumi che rimandano a moscati a bacca nera, colori molto consistenti e scuri per via dell'alta percentuale di malvina sulle bucce. La produzione è limitata in termini di superficie vitata (poche centinaia di ettari) ma distribuita a macchia di leopardo su tutto il territorio pugliese. Il particolare legame di questa varietà con la Puglia è testimoniato anche dall'istituzione di una Dop (già dal 1973) ad essa dedicata: Aleatico di Puglia, che comprende l'intero territorio regionale.

BOMBINO NERO

È un autoctono pugliese coltivato esclusivamente in questa regione. Di origine incerta, è presente in Puglia sicuramente in epoca precedente al bollettino ampelografico del 1875. Il nome potrebbe derivare o dalla forma del grappolo, compatto con due ali, che per alcuni osservatori del passato ricorda la forma di un bambino con le braccia distese oppure da “buonvino” in quanto capace di dare costanti produzioni e soprattutto un'elevata resa in mosto.
Con acini di colore blu dotati di una buccia sottile, il Bombino nero ha una maturazione tardiva e mai completa all'interno del grappolo, che presenta diversi acini addirittura non pigmentati che, di conseguenza, si caratterizzano per alta acidità e bassa concentrazione zuccherina. Questa particolarità del vitigno lo rende perfetto per la produzione di vini rosati. Diffuso maggiormente nel nord della Puglia, dal 2011 è protagonista dell'omonima Docg “Castel del Monte - Bombino nero”. 

MALVASIA NERA (di Brindisi/Lecce)

Vitigno autoctono pugliese, appartiene alla vasta gamma di cultivar, spesso anche molto diverse tra loro, che hanno ereditato il nome dall'antico porto greco del Peloponneso: Monenvasia, dal quale  anche questa varietà sembra avere origine. Per molto tempo si è pensato che la Malvasia nera di Lecce e la Malvasia nera di Brindisi fossero due vitigni autoctoni diversi ma, secondo recenti indagini ampelografiche e analisi molecolari, si è stabilito che in realtà si tratta della stessa identica pianta. Ciononostante non sono pochi quelli che ancora oggi sostengono che comportamenti così diversi in vigna siano originati da biotipi tanto diversi tra loro da sembrare varietà distinte.
Discretamente produttiva, la Malvasia nera (di Brindisi/Lecce) sviluppa grappoli di media dimensione e acini con buccia sottile di colore blu. Il mosto non presenta il tipico sapore di moscato, che è comune in molte malvasie ed è piuttosto neutro. Da sempre condivide la vigna e, successivamente, il processo fermentativo, con il Negroamaro in molte denominazioni d'origine salentina tra cui Salice Salentino Dop e Brindisi Dop.

MONTEPULCIANO

Di origine sconosciuta, il vitigno è sicuramente presente in Puglia a partire dalla fine del XVIII secolo, dove si diffuse principalmente nella zona settentrionale in provincia di Foggia. In particolare, in alcune fonti dell'epoca che descrivono le produzioni agricole del regno di Napoli, si fa esplicita menzione del Montepulciano coltivato nell'attuale provincia di Foggia. Dal punto di vista ampelografico, presenta un grappolo medio-basso semi serrato, conico o cilindrico-conico spesso alato.
L'acino è medio-piccolo con buccia nero-violacea molto spessa. Il Montepulciano si caratterizza anche per una maturazione abbastanza tardiva, una buona resistenza ai marciumi e alle gelate e un'ottima adattabilità al clima della costa adriatica. È parte integrante di diverse denominazioni d'origine protetta regionali: nelle Dop San Severo e Castel del Monte, ad esempio, storicamente è sempre stato accostato al Nero di Troia con il quale condivide i filari in vigna; e nelle Dop Brindisi e Copertino dove viene utilizzato in blend con il Negroamaro.

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